Gli autonomi e i lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati) sono 21.726.547, quasi il 61% (pari a 13.199.866 unità) è occupato nelle piccole imprese al di sotto dei 50 addetti. Addirittura il 50,7% del totale (in valore assoluto pari a 11.011.563) presta la propria attività lavorativa nelle microimprese al di sotto dei 20.

Una mappa, quella che emerge dall’ elaborazione realizzata dalla CGIA di Mestre, che disegna un quadro molto nitido: il mercato del lavoro del nostro Paese ha nelle piccole, e soprattutto nelle piccolissime aziende, il suo asse portante. Infatti, tra le medie e grandi imprese (quelle al di sopra dei 250 addetti) gli occupati sono solo 5.795.642 (pari al 26,7% del totale).

“Peccato – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – che la grande maggioranza degli osservatori ritenga che la presenza così diffusa di tante piccole e microimprese costituisca un elemento di arretratezza. Invece, rappresentano la modernità, perché sono il risultato del profondo cambiamento sociale, economico e tecnologico che l’Italia ha subito negli ultimi 30 anni. Un Paese competitivo ha bisogno anche delle grandi imprese – prosegue Bortolussi – purtroppo, se negli ultimi decenni il loro numero è costantemente sceso, la responsabilità non va certo imputata alla grande diffusione del capitalismo molecolare, ma all’incapacità dei nostri grandi gruppi di reggere l’urto della concorrenza internazionale”.

Se le piccolissime imprese danno lavoro alla stragrande maggioranza degli italiani, anche nel 2010, anno di durissima crisi, sono state quelle che hanno creato il maggior numero di nuovi posti di lavoro. Su oltre 802.000 previsioni di assunzione dichiarate dagli imprenditori, il 62,7% (pari ad un valore assoluto di 502.970) ha trovato un nuovo lavoro in una azienda con meno di 50 dipendenti. Addirittura il 40,5% del totale (pari a 324.900) è stato assunto in una micro impresa con meno 20 addetti.

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