L’aumento dell’aliquota IVA dal 20% al 21% comporta un aggravio sui bilanci delle famiglie che dipende dalla composizione della loro spesa.

Se si utilizza quale riferimento della composizione di spesa quella risultante dall’indagine dell’ISTAT sui consumi delle famiglie si può stimare a grandi linee i possibili aggravi sui bilanci famigliari.

L’analisi è effettuata non considerando ulteriori spinte inflazionistiche che una scelta di questo tipo potrebbe produrre. Inoltre si è considerata una propensione al risparmio pari al 11,05% quale risultante dall’ultima rilevazione ISTAT.

Il calcolo del reddito disponibile è stato fatto per diverse tipologie famigliari a partire da un reddito di lavoro dipendente.

Stima aggravi derivanti dall’aumento dell’IVA

Incremento di 1 punto % dell’aliquota IVA dal 20% al 21%

 

Reddito
(imponibile IRPEF)
Maggiore IVA
Senza famigliari a carico
maggiore IVA
Moglie e 1 figlio a carico
maggiore IVA
Moglie e 2 figli a carico
maggiore IVA
5.000 8,88 14,56 16,54
10.000 16,95 25,50 26,75
15.000 37,54 53,90 60,64
20.000 45,57 61,52 68,03
25.000 53,14 68,72 74,44
28.000 55,02 70,27 74,76
30.000 58,27 74,08 77,84
40.000 74,86 93,17 96,34
50.000 91,45 111,44 114,31
55.000 99,75 120,50 123,21

Nota Per calcolare il reddito disponibile al fine della stima dei consumi si sono calcolate anche le addizionali IRPEF comunale e regionale applicando aliquote medie a livello nazionale pari rispettivamente al 0,349% e al 1,18%. Inoltre, si è ipotizzata una propensione al risparmio nulla per le prime tre fasce di reddito, pari al 2,76% per il reddito di 20.000 euro, del 5,53% per quello da 25.000 euro e al 11,05% per le rimanenti.

 

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA di Mestre