Nelle realtà a Statuto speciale l’aumento è stato addirittura del +89%. A livello nazionale, l’aumento è stato di 89,6 mld di euro, oltre la metà (45,9 mld) è riconducibile alla spesa sanitaria.

In questi giorni protestano contro i tagli, ma tra il 2000 e il 2009, segnala la CGIA di Mestre, la spesa delle Regioni italiane è aumentata del 75,1%. In termini assoluti, invece, le uscite complessive delle nostre Regioni sono passate da 119,3 mld di euro a 209 mld di €. Se confrontiamo le Regioni a Statuto Ordinario con le Regioni a Statuto Speciale, si evince che la spesa delle prime è aumentata del 70,6%, quella delle seconde dell’89%.

In termini di spesa pro capite, invece, spetta alla Valle d’Aosta il primato delle uscite riferite al 2009 (13.182 euro), sul secondo gradino del podio troviamo la Provincia di Bolzano (10.013 euro) e sul terzo quella di Trento (8.465 euro).

“Intendiamoci – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – maggior spesa non sempre è sinonimo di spreco o di una cattiva gestione della finanza pubblica. Chi, soprattutto al Centronord, ha investito in questi ultimi 10 anni in maniera importante sulla sanità, sui trasporti e sull’assistenza sociale, oggi può contare su livelli di qualità e di quantità dei servizi offerti ai propri cittadini che sono tra i migliori d’Europa. L’aumento delle spese regionali è dovuto, inoltre, anche all’attribuzione in capo alle Regioni di nuovi poteri su tematiche quali l’industria, il commercio, le politiche del lavoro, il turismo ecc. Ma non possiamo nascondere che alcune Regioni, tipo quelle a Statuto Speciale, presentano livelli di spesa che solo in parte sono coperte dalle entrate proprie. Ciò vuol dire che la specificità di alcuni territori è stata in gran parte garantita dallo sforzo fiscale fatto dai contribuenti delle realtà a Statuto ordinario. Un meccanismo, quest’ultimo, che andrebbe eliminato per ripristinare il principio di equità ed uguaglianza tra tutti i territori regionali”.

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