L’Italia è ancora lontana da tutti i benchmark che la strategia europea detta per l’istruzione: dalla competenza nella lettura a quelle in matematica e in scienze, dagli abbandoni precoci alla percentuale di diplomati, dalla partecipazione degli adulti alla formazione continua fino alla quota di cittadini laureati. Ad evidenzialo il ministro Maria Chiara Carrozza che ha fornito a Camera e Senato un motivo in più per rimettere la scuola, l’università e la ricerca al centro dell’agenda per lo sviluppo.

 

Le indagini dei test di lettura dimostrano che, nonostante i progressi degli ultimi anni, il 21% dei 15enni italiani ha ancora competenze insufficienti. A fronte di una media europea del 20% e di un obiettivo del 15% per il 2020. A ciò si unisce il tasso di dispersione scolastica. Gli abbandoni precoci tra i 18-24enni con al massimo la licenza media è del 19,2%. Quasi cinque punti in più del resto dell’Ue e praticamente il doppio dell’obiettivo di Europa 2020, fissato al 10%.

 

Un tale ritardo accumulato alla partenza dei cicli di istruzione non può che riflettersi arrivati al traguardo. In primis del diploma. Ammonta infatti al 76,3% la quota di 20-24enni che completano le scuole superiori a fronte del 78,6% degli altri Paesi e dell’85% del target al 2020. Ma le distanze sono ancora più rilevanti per il numero di laureati che le nostre università riescono a sfornare. Gli italiani con una laurea nella fascia di età lavorativa 30-34 anni sono il 19% rispetto al 32,3% dell’Ue e a un benchmark a regime del 40 per cento.

 

Al mercato del lavoro si riferisce un’ulteriore insufficienza in pagella dell’Italia. Quella per la partecipazione degli adulti in lifelong learning. La quota di popolazione adulta (25-64 anni) che ha partecipato a corsi di formazione continua di almeno quattro settimane è ferma al 6,3% contro il 9,5% di media Ue e il 15% da ottenere entro sette anni.