Le banche italiane versano in una situazione allarmante. Le loro sofferenze, come riporta l’Associazione delle banche italiane (Abi), a gennaio 2014 ha raggiunto la cifra record di 156 miliardi di euro, dai precedenti 150 di dicembre 2013.

 

Il rapporto tra le sofferenze lorde e gli impieghi è inoltre cresciuto, a dicembre, all’8,1%. Si tratta del livello più alto mai raggiunto dal maggio del ’99, quando si fermò a 8,37%. Le sofferenze al valore di realizzo, invece, hanno raggiunto quota 80,3 miliardi, circa 5 miliardi in più rispetto al mese precedente e 16 miliardi in più rispetto al dicembre 2012; le sofferenze al netto delle svalutazioni, a dicembre 2013 hanno ammontato, invece, a 80,4 miliardi di euro, ovvero 4,7 miliardi in più rispetto al mese precedente (15,6 miliardi in più rispetto a dicembre 2012).

 

Contestualmente, gli istituti di credito faticano a immettere liquidità nell’economia reale anche se, a gennaio, il calo dei prestiti è rallentato, raggiungendo 1.853,2 miliardi di euro, con una contrazione del 3,3% su base annua contro il -4,51% di novembre.

 

Sul fronte dei mutui alla famiglie per l’acquisto di abitazioni, si è registrato, a gennaio, un aumento del 3,54%, contro il 3,42% del mese precedente. Il tasso sui nuovi prestiti alle società non finanziarie, a gennaio, è stato fissato al 3,47%, livello analogo a quello del mese precedente (aveva raggiunto, a fine 2007, il 5,48%).

 

Si osserva, infine, il crollo della raccolta bancaria, legato alla contrazione delle obbligazioni: a gennaio, la raccolta è stata pari a 1.717,8 miliardi di euro, con un decremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente.