E’ una lotta contro il tempo quella che sta combattendo il Governo per scongiurare l’aumento dal 21 al 22% dell’Iva dal primo luglio. Per scongiurare del tutto l’aumento dell’Iva servirebbero subito 6 miliardi, 2 per quest’anno e 4 per il prossimo. Il semplice rinvio di sei mesi costerebbe, invece, 2 miliardi, mentre per spostare lo scatto dell’Iva a inizio ottobre sarebbe sufficiente 1 miliardo.

 

Riassumendo, sono diverse le ipotesi sui possibili cambiamenti riguardanti l’Iva, pensati al fine di scongiurare l’aumento di un punto percentuale a luglio. Quattro in particolare: primo, lasciarla salire, come previsto il primo luglio dal 21 al 22%, cosa che, come annunciato, il governo vorrebbe evitare; secondo, farla salire solo della metà; terzo, sterilizzarla fino ad ottobre; o, quarto, fino a gennaio.

 

Al ministero dell’Economia è al lavoro un gruppo di studio tecnico che sta esaminando tutte le varie opzioni per rendere l’operazione il meno pesante possibile per i conti pubblici. Si valuta anche un aumento selettivo dell’Iva, cogliendo l’occasione per razionalizzare la confusione attuale delle aliquote, che sullo stesso identico prodotto possono essere diverse in funzione di come è impacchettato o distribuito (ad esempio, sul pane del fornaio c’è l’aliquota del 10%, su quello incellofanato del supermercato, però, si paga il 21%).

 

Sull’ipotesi di far slittare l’aumento dell’Iva a dicembre, è intervenuto il ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha ritenuto plausibile uno slittamento a dicembre, chiarendo che l’obiettivo del Governo è quello di non aumentare l’Iva, quindi è plausibile.