La crisi obbliga a procrastinare le proprie prospettive di vita e, tra i suoi effetti più deleteri, vi è l’aumento dei cosiddetti bamboccioni che, spesso, sono tali loro malgrado. Il nuovo rapporto sulla coesione sociale messo a punto dall’Inps, dal ministero del Lavoro e dall’Istat certifica come, nel 2012, i giovani sopra i 18 e sotto i 35 anni di età che vivevano ancora a casa con almeno un genitore erano circa sette milioni, 6 milioni e 964mila per l’esattezza. Si tratta del 61,2% degli under 35. Rispetto al precedente anno d’indagine, la percentuale è cresciuta di quasi due punti. Nel 2011, infatti, erano 6 milioni e 933mila i ragazzi che ancora non erano andati a vivere fuori casa.

 

Le rilevazioni, distinte per area geografica, registrano che il fenomeno è più accentuato al Sud, dove resta a vivere nella casa di famiglia il 68,2% dei giovani. Nel Nord Ovest, la percentuale scende al 56%, mentre torna a salire nel Nord Est (58,8%) e al Centro (59%).

 

Sono, infine, decisamente più “mammoni” i ragazzi: tra di loro, infatti, gli under 35 che vivono ancora a casa con i genitori rappresentano il 68,3% del totale mentre, per le ragazze, la percentuale registra un calo significativo, con il 53,9%.

 

Val la pena ricordare che, a gennaio, l’Istat, comunicava che la disoccupazione giovanile aveva raggiunto la quota record del 41,6%, in leggero calo dello 0,1% rispetto al mese precedente, ma pur sempre in aumento del 4,2% su base annua.