La Corte dei Conti nell’ultima relazione sul rendiconto generale dello Stato, analizzando l’operato di Equitalia, rileva l’accresciuta efficienza della riscossione che contribuisce a dare certezza, continuità all’andamento delle entrate.

I giudici rilevano come in passato la funzione di riscossione coattiva rappresentava il “collo di bottiglia” dell’intera attività di accertamento e controllo impedendo di tradurre in risultati effettivi gli sforzi effettuati.

Invece, dalla fine del 2006, da quanto la funzione di riscossione è passata in mano pubblica le cose sono cambiate.

Equitalia, lo ricordiamo è una SPA, il cui capitale è di proprietà per il 51% dell’Agenzia delle Entrate e per il 49% dell’INPS. Per rendersi conto del cambiamento basti pensare che il volume della riscossione a mezzo ruoli è cresciuto notevolmente.

 

Importi in milioni di euro

Anni 2005 2006 2009 2010
Somme riscosse 3.800 5.000 7.600 8.876

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Corte dei Conti e Agenzia delle Entrate

Come si può vedere dal 2005 il gettito da ruoli è più che raddoppiato.

La ragione di questo successo viene individuata oltre che in una maggiore efficienza della società di riscossione, anche nelle nuove possibilità di utilizzo delle misure cautelari grazie a recenti modifiche normative[1].

In particolare si fa riferimento all’ampliamento della possibilità di acquisire informazioni di natura finanziaria finalizzate all’iscrizione di ipoteca o al sequestro conservativo e alla validità anche per Equitalia delle misure conservative ottenute dall’Agenzia delle Entrate.

 

Una sintesi delle misure cautelari è riportata nella seguente tabella.

 

2010
(numero)
Solleciti 3.400.000
Prevvisi di fermo 1.600.000
Fermi effettuati 577.000
Ipoteche iscritte 135.000
Pignoramenti immobiliari 11.189
Pignoramenti presso terzi 133.000
Richieste di fallimento 542
di cui relative a soggetti con debiti superiori a 500.000 euro 90%
Cartelle emesse 18.000.000

 

Fonte Agenzia delle Entrate (audizione del Direttore presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati)

Il tema della riscossione è molto delicato in quanto si tratta di coniugare le esigenze dell’Amministrazione Finanziaria di far rispettare le disposizioni tributarie con il diritto del contribuente di non vedersi aggredito con misure particolarmente invasive.

 

L’espropriazione, il sequestro conservativo, l’iscrizione di ipoteca, il fermo del veicolo sono senza dubbio misure necessarie, ma vanno utilizzate con cautela valutando la necessità e la proporzionalità con le somme non versate.

 

Di conseguenza sono da guardare con favore tutte quei provvedimenti, con i quali si è cercato di porre se non un freno almeno di regolamentare l’utilizzo di questi strumenti:

 

–          con la “direttiva anti burocrazia” del 6 maggio 2010 i contribuenti che hanno ricevuto una cartella di pagamento che è stata annullata dall’ente impositore possono interrompere le procedure di riscossione con una semplice autodichiarazione da presentare ad Equitalia;

–          particolarmente importante la possibilità, in caso di comprovata difficoltà economica, di versare quanto preteso con il ruolo in rate (massimo 72) senza la presentazione di alcuna garanzia;

 

Certo nessuno discute sulla necessità di misure forti per assicurare il concreto adempimento della pretesa erariale, tuttavia soprattutto in questo delicato momento di crisi economia, è importante riflettere su una loro applicazione sino a quando non sia definitivamente appurato quanto dovuto al contribuente.

L’accelerazione della attività di riscossione che si avrà a partire dal 1 luglio di quest’anno quando gli atti di accertamento una volta notificati saranno immediatamente esecutivi, potrebbe essere estremamente penalizzante per i contribuenti. Sebbene il decreto sviluppo, preveda una sospensione dell’attività di riscossione dalla data di presentazione dell’istanza di sospensione, tuttavia fissa un termine di 120 giorni, decorsi i quali riprendono le procedure esecutive.

Nell’attuale momento di crisi, sarebbe stato meglio non prevedere alcun termine e attendere invece almeno la sentenza della commissione provinciale (1 grado del giudizio).


[1] D.L. 185/2008 e D.L. 78/2009