La bozza di decreto legge sulle liberalizzazioni in corso di pubblicazione sulla GU esclude dal beneficio della tariffa incentivante gli impianti fotovoltaici, per la produzione di energia elettrica collocati a terra. Rimane  invece invariato il beneficio per i pannelli collocati sui tetti di immobili.

La bozza rende non più convenienti gli impianti collocati a terra in aree agricole, in quanto la tariffa incentivante erogata ai sensi del Dlgs 3 marzo 2011 n. 28, rappresenta di norma circa tre quarti del ricavo complessivo.

Per quanto riguarda gli impianti in via di costruzione vale ancora la tariffa incentivante se l’impianto ha ottenuto il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore del decreto legge. Beneficeranno dell’incentivo anche coloro che  abbiano presentato domanda per il conseguimento del titolo abilitativo, a condizione che l’impianto entri in funzione entro un anno dalla entrata in vigore dal provvedimento sulle liberalizzazioni. Per titolo abilitativo si intende l’autorizzazione “unica” (Dia o Scia) rilasciata dal Comune o dalla Provincia a seconda dei casi, ai sensi del Dlgs 387/2003 ( si può trattare della Dia o Scia).

 

Questa nuova norma prevede che le agevolazioni rimangano per gli impianti fotovoltaici costruiti a copertura di serre di produzione agricola. Se i pannelli costituiscono infatti elementi costruttivi delle serre si applica la tariffa incentivante prevista per gli impianti realizzati sugli edifici. C’è però una limitazione che pone l’obbligo alle serre di un rapporto di proiezione al suolo della superficie coperta dai pannelli fotovoltaici non superiore alla metà della superficie totale della serra stessa.In sostanza la serra deve poter ricevere almeno il 50 per cento di luce per consentire la produzione di vegetali.

 

Con questa norma infine si provvede all’ abrogazione di alcune parti dell’art. 10 del Dlgs 28/2011 che regolano la produzione di energia da fonti fotovoltaiche in pieno campo. Abolite alcune disposizioni che riguardavano la collocazione degli impianti a terra quali ad esempio quella che obbligava il titolare dell’impianto a non impiegare più del 10% per cento della superficie di terreno posseduta.
Questo taglio della tariffa incentivante per gli impianti a terra risponde a due esigenze: da un lato il risparmio di incentivi da parte del GSE e dall’altro l’opportunità di non sottrarre troppo terreno alle coltivazioni agricole.