L’indebitamento delle imprese italiane ha superato i 980 miliardi di euro e con l’aumento del tasso di interesse avvenuto nei giorni scorsi, il sistema delle imprese dovrà farsi carico di un costo aggiuntivo pari a 2,45 mld di euro.
A lanciare l’allarme è il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi. Ha analizzato la situazione del debito delle imprese italiane (aumentata nell’ultimo anno del + 6,1%) e gli effetti economici che le stesse subiranno nei prossimi mesi. E’ infatti previsto l’aumento di un quarto di punto percentuale del Tasso Ufficiale di Sconto (TUS) deciso nei giorni scorsi dalla BCE.
Pertanto, visto che il debito delle imprese è pari a 980,169 mld di euro (dato riferito al 30-04-2011), l’innalzamento del TUS all’1,50% (aumento +0,25%), comporterà un incremento degli interessi annui a carico del sistema imprenditoriale italiano, pari a 2,45 mld di euro. A livello di singola impresa, secondo le stime, questo aumento del costo del denaro causerà una spesa media annua aggiuntiva di 464 euro.
“Intendiamoci – prosegue Giuseppe Bortolussi – la decisione della BCE di aumentare il tasso di interesse determinerà un incremento del costo del denaro a livello locale sicuramente superiore allo 0,25%. Si può quindi dire con certezza che il costo aggiuntivo di 2,4 mld di euro è sottostimato. Inoltre non è detto che questo sistema penalizzerà più le grandi imprese che le piccole. Il potere contrattuale delle piccole imprese verso le banche è infatti minore. Diverso è quando al tavolo della trattativa si siede una grande impresa: questa può contare su un peso politico molto diverso da quello esercitabile, ad esempio, da un artigiano o da un piccolo commerciante”.
A livello regionale, invece, saranno gli imprenditori della Lombardia, del Trentino A.A. e dell’ Emilia Romagna a pagare il conto più salato. Per i primi, a fronte di un indebitamento complessivo pari a 269