La crisi ci ha fatto perdere punti di Pil. L’Istat, nel suo rapporto Noi Italia, rileva che, nel 2012, il prodotto interno lordo italiano pro capite, valutato ai prezzi di mercato, è calato del 2,8%. Il Pil in termini di potere d’acquisto, poi, risulta inferiore a quello della media dei Paesi europei; nel 2000 era più alto del 17,23% mentre, oggi, è inferiore dell’1,6%. Tra i Paesi in cui, invece, si registrano la performance migliori ci sono il Lussemburgo (+43,8% per cento) e la Germania (+39,7%). Contestualmente, dal 2000 nello stesso periodo, il Pil pro capite in Italia è aumentato del 12,5%. Si è trattato della crescita più bassa tra i Paesi dell’Ue.

 

L’Istituto di statistica rileva, inoltre, che nel 2012 i consumi, in Itala, sono stati pari all’81%, ovvero a una quota leggermente superiore alle media europea (80%). Gli investimenti, invece, ammontano al 17,9%, dato allineato con la media degli altri Paesi Ue, seppur decisamente diversificato tra Regione e Regione: la quota di investimenti sul Pil, infatti, subisce oscillazioni tra il 16,8% e il 27,9% della provincia autonoma di Bolzano. Tra i picchi più bassi, si registrano Umbria, Abruzzo, Campania e Sardegna, con investimenti inferiori al’11% e il Molise, sotto il 5,5%. Quasi tutte le Regioni, infine, presentano un rapporto tra domanda interna e Pil superiore al 100%, tranne Lombardia (88,6%), Lazio (92,4%), Emilia-Romagna (93%) e Veneto (96,3%).