8 milioni in più di disoccupati al livello mondiale nel 2015. A prevederlo è l’ILO, l’International Labour Organization, che stima di raggiungere i 208 milioni di disoccupati nel 2015 dagli attuali 200 milioni. Secondo l’ultimo rapporto “World of Work 2013” firmato ILO, Usa e Giappone stanno conoscendo timidi segnali di miglioramento, mentre l’Europa si sta ancora confrontando con sfide importanti e per molti aspetti qui il mercato del lavoro e le prospettive sociali continuano a deteriorarsi.

 

Per quanto riguarda i dati del nostro Paese, non c’è da star sereni. Non servivano report e statistiche per segnalare la difficile situazione occupazionale italiana e dare l’allarme assoluto per il nostro Paese. Il deficit ammonterebbe a 1,7 milioni di posti di lavoro, da ristabilire necessariamente per riportare l’Italia ai livelli economici anteriori all’epoca della recessione.

 

Di questi, come noto, gran parte sono i giovani (40%), tasso mai registrato nel dopoguerra che si mantiene tra i più alti del continente. Un preciso ambito di intervento, a favore del quale il governo avrebbe intenzione di intervenire favorendo le nuove assunzioni. Possibile, quindi, che torni in auge anche qualche modalità di contratto atipico pre riforma Fornero, che aveva disincentivato il ricorso al precariato per favorire la stabilizzazione dei giovani nelle aziende, senza portare a casa, nel breve termine, i risultati sperati.

 

La fretta del governo dipende sia dagli indicatori mai così negativi in questo ambito, ma anche dalla scadenza dei prossimi 27 e 28 giugno, quando è in programma il Consiglio europeo, nel quale il governo Letta dovrà presentare i suoi piani di risanamento di fronte alle controparti comunitarie.