Oltre l’80 % degli italiani respirano. I proprietari di abitazioni principali non saranno tenuti al versamento dell’Imu, per la precisione, non dovranno pagare l’acconto della quota, pari al 50%, dell’ IMU. Sono invece previsti rincari sulle seconde case, gli uffici, i negozi e le aree edificabili. Per tali beni l’acconto dovrà essere calcolato con le aliquote comunali e non con quelle statali, generalmente più basse, utilizzate nel 2012.

 

Non bisognerà dunque inseguire delibere del 2013 in corso di approvazione. Per la prima rata, pari al 50% di quanto dovuto, si considerano gli immobili posseduti nel 2013 utilizzando, però, le aliquote fissate dal singolo Comune per il 2012. I Comuni avranno tempo fino al 16 ottobre per decidere le aliquote per il 2013 che si applicheranno solo con il saldo del 16 dicembre.

 

Se il patrimonio immobiliare non è cambiato per tutto l’anno 2012 e nel primo semestre 2013, un metodo semplice è prendere il totale dell’Imu pagata per il 2012 (acconto più saldo) e versare entro il 17 giugno il 50% a titolo di acconto 2013. Non va considerata ovviamente l’Imu pagata nel 2012 sull’abitazione principale e sue pertinenze (nel modello F24 dell’anno scorso era individuata dal codice tributo 3912) e sui terreni agricoli (erano gli importi con codici 3914 e 3915).

 

L’acconto sarà in genere più salato di quello di un anno fa, perché nella rata di giugno 2012 si utilizzarono per gli altri immobili (residenze secondarie, case affittate o sfitte o date in uso gratuito ai familiari, aree fabbricabili) l’aliquota standard dello 0,76% per gli immobili non prima casa, molti Comuni poi rincararono il prelievo.