Se famiglie e imprese sono sempre più in difficoltà, anche a seguito della forte contrazione dei prestiti bancari registrata in questo ultimo anno, la Pubblica Amministrazione (P.A.), invece, continua a ricevere i soldi con grande facilità.

Un vero paradosso, sottolinea la CGIA, se si pensa che lo Stato poi non “brilla” per la celerità con la quale paga i suoi creditori.

 

Secondo un’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA su dati della Banca d’Italia, nell’ultimo anno (febbraio 2013 su febbraio 2012) la variazione del credito erogato dalle banche alle Amministrazioni pubbliche è stata pari al +2,9% (di cui +4,9% all’Amministrazione centrale e -1,1% agli Enti locali ed agli Enti di previdenza). In termini assoluti gli impieghi erogati dalle banche al comparto pubblico sono aumentati di 7,58 miliardi, mentre tra le società non finanziarie e le famiglie produttrici (vale a dire le imprese) la variazione è stata del -3,4%. In termini assoluti le aziende hanno subito una “stretta” pari a 34 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno patito una riduzione dei prestiti del -1%, che corrisponde ad un valore assoluto pari a -5,1 miliardi di euro.

 

Meglio della P.A. è andata solo alle istituzioni finanziarie che nel periodo considerato hanno visto crescere gli impieghi del 23,2% (pari a +44,25 miliardi di euro).

 

L’amarezza del segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi, è molto forte:

“Mentre le imprese private italiane non vengono pagate dalla nostra Pubblica amministrazione, il sistema creditizio cosa fa ? Privilegia lo Stato centrale, mentre penalizza gli Enti locali e soprattutto le imprese. E’ utile ricordare che anche nel nostro Paese i posti di lavoro li creano le aziende private, soprattutto quelle di piccola dimensione. Se non le aiutiamo, difficilmente potremo evitare un ulteriore aumento della disoccupazione”.

 

La delusione della CGIA assume un tono ancor più preoccupante quando Bortolussi afferma: “Se nell’ultimo anno solo la P.A. e le istituzioni finanziare hanno fruito di un aumento degli impieghi, ciò vuol dire che nel sistema c’è qualcosa che non va. E’ vero che sono in aumento le sofferenze e che l’incremento dei crediti alla Amministrazione potrebbe rimettere in moto gli investimenti, ma se poi lo Stato non paga, come purtroppo abbiamo constatato in questi ultimi anni, vuol dire che questi nodi vanno assolutamente affrontati”.

 

 

 

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