I dati sul mercato del lavoro presentati l’altro ieri dall’Istat fotografano meglio di qualsiasi altra statistica le difficoltà che stiamo vivendo in questo periodo.

 

 

Nel 2013 la disoccupazione nel Veneto ha raggiunto il 7,6 per cento: in termini assoluti sono 171 mila i veneti in cerca di una occupazione. Se a Verona il tasso di disoccupazione è il più basso fra tutte le sette province venete (5,9 per cento), a Padova si registra la situazione più preoccupante (8,7 per cento). Pur segnando 4,6 punti in meno del dato medio nazionale, sembrano lontanissimi i tempi in cui il tasso di disoccupazione del Veneto era frizionale e le imprese faticavano a trovare operai e impiegati.

 

Dopo sei anni di crisi economica, tutto è maledettamente cambiato: i consumi interni sono crollati, gli investimenti pubblici hanno subito una caduta verticale e il Pil ha registrato una contrazione spaventosa. Alla fine, solo le tasse e la disoccupazione sono aumentate in misura spropositata facendo scivolare il nostro Paese sull’orlo del baratro.

 

Nella sua prima uscita ufficiale avvenuta proprio nel Veneto, il nuovo Premier, Matteo Renzi, ha ribadito la necessità, tra le altre cose, di dare una risposta immediata alle attese del mondo delle imprese. Ha capito che se non ripartono i consumi delle famiglie sarà molto difficile che le imprese ricomincino a produrre, a vendere le proprie merci e a creare nuovi posti di lavoro. Renzi si è impegnato ad abbassare il cuneo fiscale di dieci miliardi di euro, ad alleggerire l’Irap del trenta per cento, a costituire un fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese e, soprattutto, a sbloccare la totalità dei debiti contratti in questi anni dalla Pubblica amministrazione. Sono misure che gli imprenditori attendono da tempo, anche se è bene ricordare che le parole spesso lasciano il tempo che trovano, mentre i disoccupati e le aziende in difficoltà hanno tremendamente bisogno di fatti concreti.

 

E mentre tutti i partiti politici continuano ad invocare la riduzione delle tasse, in questo fine settimana è scattato l’ennesimo aumento dei prezzi dei carburanti che, probabilmente, contribuirà ad aggravare la situazione dell’autotrasporto che mai come in questo momento sta vivendo una situazione particolarmente difficile. Inoltre, visto che l’85 per cento circa delle nostre merci viaggia su gomma, non è da escludere che l’incremento delle accise sui carburanti provochi un aumento ingiustificato dei prezzi al dettaglio.

 

A ciò si aggiunge il via libera dato dal Consiglio dei Ministri alla possibilità per i Comuni di alzare l’aliquota della Tasi fino allo 0,8 per mille. Vista la difficoltà finanziaria in cui versano molte Amministrazioni locali, si profila un aggravio di imposta molto preoccupante su negozi, uffici e capannoni.

 

Certo, entrambi questi provvedimenti portano la “firma” del Governo Letta, ma è bene che il nuovo Esecutivo sorvegli con attenzione e intervenga subito per sterilizzare gli effetti legati all’aumento delle accise e per ricalibrare la Tasi sugli immobili strumentali.