Il contratto di locazione stipulato in forma verbale deve essere registrato. Se la registrazione del contratto è tardiva – come prevista dal comma 8 dell’art. 3 del dl 23/2011 – comporta la conseguenza, prevista dal regime della cedolare secca, che il canone di locazione stabilito nel contratto viene fissato in misura pari al triplo della rendita catastale e la durata del contratto viene fissato ex lege in quattro anni a partire dalla data di registrazione, rinnovabile tacitamente per altri 4 anni.

A precisarlo è una risposta fornita ieri dal ministero dell’Economia e durante il question time presso la commissione Finanze della Camera.

 

Al quesito di quale fosse la disciplina prevista dal art. 3 nel caso di contratto verbale la risposta del ministero è stata chiara: “i contratti di locazione e i affitto relativi a beni immobili esistenti nel territorio dello Stato, anche conclusi verbalmente, sono comunque soggetti all’obbligo di registrazione in termine fisso, indipendentemente dall’ammontare del canone annuo stabilito dalle parti”.

Questo in ragione dell’art.3 del Tuir. Peraltro, la circolare 1 giugno 2011 n.26 dell’Ae ha chiarito che un contratto di locazione non registrato può essere registrato da una delle parti contraenti pur in assenza di contratto scritto.