Se, potenzialmente, tutti i Comuni italiani aumentassero l’addizionale comunale Irpef allo 0,8% (aliquota massima), i Sindaci avrebbero la possibilità di incassare un nuovo “tesoretto” pari a 2,66 mld di euro. E’ questa la stima elaborata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, dopo aver appreso la notizia che il Governo potrebbe, già per il 2011, consentire ai Comuni di sbloccare le addizionali comunali Irpef, ferme dal 2008.

Infatti, tra le richieste che i Comuni hanno presentato al Governo per dare il loro assenso al decreto sul federalismo municipale, attualmente in discussione presso la Commissione parlamentare, vi è anche lo “sblocco” delle aliquote delle addizionali comunali IRPEF.

“Una scelta – commenta Giuseppe Bortolussi della CGIA di Mestre – che rischia di aumentare il carico fiscale sui cittadini e sulle imprese. Infatti, a corto di risorse e vincolati dalle disposizioni previste dal patto di stabilità interno, appare abbastanza probabile che molti primi cittadini approfitteranno di questa possibilità per far cassa. Con buona pace, se non si interverrà con meccanismi correttivi, della tanto agognata riduzione delle tasse”.

Ritornando ai dati, attualmente sono 6.128, pari al 75,7% del totale, i Comuni che applicano l’addizionale comunale IRPEF, con una aliquota media di circa lo 0,422%.
Il gettito attuale è di circa 3 miliardi di euro (precisamente 2,975 mld di euro).

Nell’ipotesi estrema di aumento dell’aliquota al massimo livello consentito (pari allo 0,8%) a tutti gli 8.100 Comuni d’Italia, si avrebbe un ulteriore gettito di circa 2,6 miliardi di euro.

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