L’Eurostat modifca la propria metodologia del calcolo del Pil degli Stati membri dell’Ue. Quella attuale risale, ormai, al 1995 e, a settembre, cederà il passo alle nuove disposizioni della Commissione europea. Nuovi criteri terranno conto della mutata situazione economica e dell’importanza che hanno assunto le nuove tecnologie, nonché dei prodotti e dei servizi legati alla proprietà intellettuale. In particolare, le risorse destinate a ricerca e sviluppo saranno incluse nella voce investimenti e non saranno più considerante come spesa. Rientreranno tra gli investimenti anche le spese militari in nuovi armamenti.

 

Tenuto conto della globalizzazione, inoltre, le merci inviate all’estero per essere lavorate non verranno più qualificate come export o import, né incideranno sulla bilancia commerciale.

 

Ciò significa che molti Paesi vedranno il proprio Pil balzare in avanti. Quello dell’Ue aumenterà di circa l’1,9% mentre quello dell’Italia potrebbe subire una revisione compresa tra il +1 e il +2%. In Paesi decisamente innovatori come la Svezia e la Finlandia si determinerà un incremento del 4-5%.