La riforma del lavoro peserà, in particolar modo, sulle spalle delle imprese che usufruiscono di auto aziendali e sui proprietari di immobili in affitto. Nel primo caso si verserà in più  sino a 442 euro per ogni automezzo, mentre nel secondo caso una persona fisica con un reddito annuo di 25.000 euro, pagherà in più sino a 1.441 euro. I conti, dopo la presentazione della Relazione tecnica allegata al disegno di legge sulla riforma del lavoro, sono stati elaborati dalla CGIA di Mestre.

 

IL CASO DELLE AUTO AZIENDALI

 

Il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, al fine di reperire nuove risorse,  modifica le regole relative alla deducibilità dei costi delle autovetture ad uso promiscuo in regime di impresa, arti o professioni. In particolare, si riduce dal 40% al 27,5% la percentuale di deducibilità dei costi e delle spese relative alle autovetture destinate al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello dei conducente.

 

 

Nel calcolo del costo annuo si considera anche la quota di ammortamento dell’automezzo.

 

E QUELLO SUGLI AFFITTI

 

Per far fronte alle spese di gestione, le persone fisiche che affittano un immobile hanno diritto ad una deduzione forfetaria pari al 15% degli affitti. Con la riforma del lavoro, questa percentuale  scenderà al 5%. Nel caso si tratti di un immobile ad uso produttivo, si ricorda che non c’è la possibilità di optare per il regime della cedolare secca. Cosicchè è certo che in questi casi il proprietario subirà interamente la maggiore tassazione. Nell’esempio fatto dalla CGIA di Mestre, una persona fisica con un reddito di 25.000 euro l’anno, a cui si aggiunge il reddito  da  affitto di un negozio,  l’aumento di imposta oscillerà tra i 1.203 e i 1.441 euro .

 

“Per le imprese sarà un ulteriore stangata. In particolare c’è il pericolo – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – che allo scadere del contratto di locazione molti proprietari, per compensare questi maggiori costi, chiederanno un forte aumento del canone di affitto. Un pericolo che rischia di mettere sul lastrico centinaia e centinaia di migliaia di piccoli commercianti”.