Continuano in tutto il Paese i presidi del movimento dei Forconi. Ma di fronte ad un evento previsto come quello della protesta, iniziata il 9 dicembre, il web confonde le voci, le interpretazioni e le motivazioni. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Proviamo a fare chiarezza, raccontando la vicenda dall’inizio.

 

Il malessere inizia a montare circa due mesi fa, quando prendono avvio le trattative tra Governo e associazioni di categoria in vista dell’approvazione della legge di Stabilità. Le richieste come al solito sono tante ma i soldi sono pochi e si prospetta sin dalle prime ore la necessità di contenere lo stanziamento di fondi, passando dai 400 degli scorsi anni ai 330 milioni per il 2014. L’esecutivo si giustifica sostenendo che già lo scorso anno il finanziamento è risultato eccessivo e una parte della somma non è stata spesa. Ragion per cui per l’anno prossimo si stanzia quella che sembra effettivamente spendibile.

 

La situazione peggiora quando arriva l’uragano accise: nell’art. 17 comma 4 della Legge di Stabilità compare una riduzione del 15% sui rimborsi delle accise sul gasolio. A quel punto tutte le associazioni di categoria dell’autotrasporto decidono in maniera compatta che i casi sono due: o il governo ritira quell’emendamento o il fermo sarà inevitabile.

 

Ben presto, il Ministro dei Trasporti Lupi denuncia al presidente del Consiglio, Enrico Letta, e al ministero dell’Economia, Maurizio Saccomanni, il fatto che l’aumento del costo del gasolio provocherebbe la crisi definitiva di migliaia di imprese, che il taglio vanifica e in pratica annulla lo stanziamento per il 2014 e che, in questa situazione, si rischia un fermo completo dell’autotrasporto.

Contemporaneamente, il Ministro si impegna a correggere la legge di Stabilità in fase di dibattito parlamentare, mentre attraverso i suoi collaboratori affina un pacchetto di proposte di misure di sostegno al settore.

 

Il nodo accise rimane comunque da sciogliere. A occuparsene è il sottosegretario Rocco Girlanda, il quale incontra le associazioni ma le proposte che porta sul tavolo sono scarse e inconcludenti. Al punto che il 13 novembre le associazioni di categoria proclamano il fermo per il 9-13 dicembre. Tra le motivazioni, oltre alle accise, l’assoluta incertezza sulle risorse destinate al settore, la mancata emanazione dei provvedimenti richiesti sulla riforma dei poteri assegnati all’Albo, l’assenza di iniziative concrete per arginare il fenomeno del cabotaggio abusivo praticato dai vettori esteri.

 

Trascorre una settimana e il 21 novembre c’è il colpo di scena: è lo stesso presidente del Consiglio Letta, in una conferenza stampa al termine di un consiglio dei ministri, ad annunciare che è stato presentato un emendamento con cui si ripristinano le somme finalizzate a scongiurare il taglio dei rimborsi delle accise, così da far tornare tutto come prima.

 

Le associazioni che avevano indetto il fermo plaudono alla notizia e si incontrano il 28 novembre con il Governo per fare un punto della situazione. Dalla riunione escono con un lungo protocollo di intesa, composto da ben 19 punti, in cui compaiono tutte le criticità dell’autotrasporto, dai tempi di pagamento ai costi minimi, dai divieti di circolazione alla rielaborazione del piano neve, fino alla conferma dei 330 milioni di stanziamento statale per il settore. Sul cabotaggio abusivo viene addirittura stilato un documento che il Governo italiano si impegna a presentare al Consiglio dei ministri europei per indicare la strada per arginare il fenomeno, mentre rispetto alla definizione del calendario dei divieti di circolazione e alla revisione del piano neve, il Governo promette di convocare in brevissimo tempo un incontro apposito, così come per la discussione relative alle problematiche dei trasportatori che risiedono nelle isole sarà istituito uno specifico tavolo tecnico.

 

Sulla base di ciò, il 2 dicembre le associazioni revocano il fermo con la promessa di una serie di incontri per verificare le promesse dell’esecutivo: il primo appuntamento è per il 30 gennaio 2014.

 

Ma, mentre per le maggiori associazioni di categoria il fermo è sospeso, non lo è altrettanto per TrasportoUnito. L’associazione rilancia la protesta con una serie di richieste che comprende i tempi di pagamento obbligatori a 30 giorni e la remunerazione reale dei tempi di attesa al carico/scarico. Anche se, dietro queste motivazioni, ce n’è un’altra particolarmente scottante: il rinnovo dell’Albo e i criteri per la composizione del Comitato Centrale, in scadenza il prossimo 31 dicembre.

Assieme a TrasportoUnito aderiscono al fermo anche altre associazioni autonome dell’autotrasporto (Aitras, Assiotrat, Assotrasport, Azione nel Trasporto, Movimento Autonomo Trasportatori e Sati).

 

E’, così che si arriva alla protesta partita il 9 dicembre alla quale aderiscono sigle di ogni ambito e territorio, accomunate dalla volontà di protestare contro lo Stato, contro le regole dell’Europa e della Banca mondiale e contro un sistema che non consente più di poter sopravvivere in maniera dignitosa sulla base di un lavoro.