Mercoledì 12 marzo 2014 sarà una giornata campale per il Governo Renzi. In occasione del Consiglio dei Ministri verrà presentato un pacchetto di misure economiche che dovrebbe comprendere, tra le altre cose, il nuovo piano del lavoro, il taglio del cuneo fiscale e lo sblocco totale dei debiti della Pubblica amministrazione. Sono tre interventi che dovrebbero dar luogo a quello choc positivo che il Paese aspetta da tempo.

 

Se per il nuovo Esecutivo sarà una vera e propria prova del nove, l’attenzione per il varo di queste misure interesserà anche moltissimi veneti. Penso ai tanti disoccupati che si augurano, grazie all’approvazione del cosiddetto job act, di trovare un’occupazione stabile in tempi rapidissimi. L’attesa sarà sentita anche tra chi il lavoro ce l’ha e spera, con il taglio del cuneo fiscale, di portare a casa una busta paga più pesante che gli consenta di arrivare a fine mese con meno difficoltà di quelle affrontate negli ultimi tempi. Pure molti imprenditori attendono con trepidazione lo sblocco dei crediti che hanno con lo Stato o con gli Enti locali. Recuperare in tempi rapidi i mancati pagamenti, in un momento in cui la mancanza di liquidità costituisce il principale problema di tutte le nostre aziende, darebbe una grande iniezione di fiducia a tutto il sistema produttivo.

 

Ma per fare tutto questo è necessario trovare una copertura finanziaria che ci consenta di mantenere in ordine i nostri conti pubblici. Stando alle dichiarazioni fatte nei giorni scorsi dal nostro Premier, il taglio del cuneo fiscale ammonterà a dieci miliardi di euro, mentre lo sblocco totale dei debiti della Pubblica amministrazione costerà almeno altri sessanta miliardi di euro.

 

Premesso che a mio avviso i debiti contratti dallo Stato e dalle sue articolazioni locali nei confronti dei propri fornitori ammontano tra i novanta e i cento miliardi di euro, bisogna trovare, secondo l’Esecutivo, almeno settanta miliardi. Se fino a qualche tempo fa l’impresa sarebbe stata impossibile, negli ultimi tempi le cose sono migliorate. Grazie alla contrazione dello spread, quest’anno dovremmo risparmiare almeno quindici miliardi di interessi sul debito pubblico. Il lavoro di razionalizzazione della spesa pubblica avviato qualche mese fa dal commissario Cottarelli potrebbe farci risparmiare altri cinque miliardi, mentre il rientro dei capitali illegalmente esportati all’estero dovrebbe garantirci altri cinque miliardi di euro. Certo, questi venticinque miliardi coprirebbero solo una minima parte dell’intera spesa necessaria.

 

Tuttavia, pare che un ruolo decisivo lo giocherà la Cassa Depositi e Prestiti che, stando alle indiscrezioni apparse in questi giorni sulla stampa specializzata, dovrebbe farsi carico del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. In attesa di conoscere la modalità con cui saranno saldate le aziende, sollevo un problema. Se lo sblocco dovesse avvenire attraverso la cessione del credito, appare evidente che la cosa sarebbe difficilmente accettabile. Un’impresa, per recuperare i propri soldi magari dopo qualche anno di attesa, dovrebbe pagare anche degli interessi a chi gli acquista il credito. Insomma, oltre al danno subirebbe anche un’insopportabile beffa.