Bortolussi: “Bisogna tagliare la spesa improduttiva anziché chiedere ancora sacrifici ai contribuenti”.

 

Se, come suggerisce la Banca d’Italia, il Governo dovesse reintrodurre l’Ici, il carico fiscale  aggiuntivo che le famiglie italiane proprietarie della prima casa si dovrebbero accollare sarebbe di 254 euro.

E’ questo il risultato ottenuto dagli esperti dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre per descrivere l’eventuale ennesimo aumento di tasse che potrebbero subire le famiglie italiane con il ripristino dell’Ici sulla prima casa. L’ammontare complessivo dell’imposta  – specificano dalla CGIA – dipende, chiaramente, dell’aliquota applicata, dal valore catastale dell’immobile e dalle detrazioni di cui “gode” il proprietario.

Ed è proprio basandosi su questi indicatori che l’associazione mestrina ha definito nel dettaglio l’aggravio fiscale  che le singole famiglie  residenti nei 110 Comuni capoluogo potrebbero essere costrette a subire.

La situazione peggiore potrebbe registrarsi a Taranto, con un aumento medio per famiglia di 464 euro. Male anche per romani proprietari della prima casa che sarebbero costretti a pagare 426 euro all’anno. Anche a Bologna l’aumento potrebbe essere molto importante. Ciascun proprietario potrebbe trovarsi con 372 euro da versare nelle casse del comune felsineo.

“Auspico – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – che l’ipotesi suggerita dalla Banca d’Italia rimanga tale.  Dopo che negli ultimi mesi abbiamo subito l’aumento dell’IVA, delle accise sulla benzina, dei ticket sulle visite mediche specialistiche e in molti comuni anche dell’aliquota provinciale sull’Rc auto e dell’addizionale comunale Irpef, sarebbe insopportabile subire questo ulteriore aumento. Credo di poter dire che è giunto il momento di tagliare la spesa improduttiva anziché chiedere ancora sacrifici ai contribuenti”.

 

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