Il saldo tra nuove imprese e cessazioni, nel 2012, è risultato negativo: a fronte di 275mila imprese nate (circa 10.700 in più dell’anno precedente), 316mila hanno cessato la propria attività. Il tasso di chiusura è stato pari all’8 per cento, contro il 7 per cento di quello di nuove aperture.

 

Il saldo, pari al -1 per cento, è stato, quantomeno, leggermente inferiore al -1,3 per cento del 2011. Tuttavia, è il quinto anno consecutivo che il dato si manifesta in territorio negativo.

 

Il tasso di mortalità è in lieve calo nei settori delle Costruzioni e del Commercio (rispettivamente di -0,2 e -0,1 per cento). Nell’Industria in senso stretto e nei Altri Servizi, invece, aumenta di 0,2 punti percentuali.

 

Si riduce, inoltre, il numero delle imprese che, dopo un anno dalla loro istituzione, esistono ancora. Solo l’81,1 per cento delle imprese nate nel 2011 ha sopravvissuto fino al 2012; nel 2011, le imprese nate nell’anno precedente e ancora in vita erano l’83,1 per cento.

 

Tra quelle che sopravvivono, si registra nei primi due anni di esistenza un aumento delle propria dimensione: le aziende nate nel 2010 e ancora esistenti nel 2012 sono passate, mediamente, da 1,4 a 2,3 addetti.

 

I tassi di natalità più alti si sono verificati nel Centro Italia e nel Meridione, dove sono stati pari, rispettivamente, al 7,5 e all’8,4 per cento. Aumenta, contestualmente, il numero di imprese senza dipendenti, mentre diminuisce la natalità di quelle che ce li hanno.