Imu sulla prima casa, aumento dell’Iva e taglio del cuneo fiscale, sono questi i tre nodi principali che il Governo Letta dovrà affrontare nei prossimi 100 giorni senza poterli rimandare ulteriormente. Sicuramente sono i 3 temi più caldi ma non sono di certo gli unici; infatti grande attesa c’è anche per le misure in merito alla previdenza e mercato del lavoro, giustizia civile, semplificazioni, spending review, legge delega per la riforma fiscale, pagamento dei debiti della Pa. Così sono almeno 10 le questioni da risolvere a breve termine.

 

Non sarà semplice per il Governo trovare soluzioni visti gli obblighi imposti dal bilancio e la priorità già da tempo accordata all’emergenza occupazione. Del resto già il comitato dei saggi, nella relazione finale sui temi economici, metteva nero su bianco che occorre destinare qualunque sopravvenienza finanziaria che si possa manifestare nei prossimi mesi alla priorità dell’emergenza lavoro e del sostegno alle persone in grave difficoltà economica.

 

Il 31 agosto, intanto, è l’ultimo giorno per sciogliere il nodo legato all’Imu. In ballo ci sono quasi 2,5 miliardi di euro di imposte sospese per le abitazioni principali, gli immobili delle coop edilizie, le case popolari, i terreni agricoli e i fabbricati rurali dal decreto legge 54/2013, ora all’esame del Senato per la conversione in legge. Il decreto ha annunciato la riforma della fiscalità immobiliare; tra le ipotesi c’è la messa a punto di una “service tax” che dovrebbe generare la congiunzione dell’Imu e della tassa rifiuti.

 

Tuttavia se il riordino non vedrà la partenza entro fine agosto, chi ha avuto il congelamento della prima rata sarà chiamato alla cassa entro il 16 settembre. Si sta ragionando sull’ipotesi du un aumento delle detrazioni sulla prima casa, senza eliminare il tributo, che permetterebbe un’esenzione su larga scala.

 

Letta ha ribadito nei giorni scorsi che il mosaico delle coperture è difficile da comporre anche per evitare l’aumento dell’Iva, visto che le risorse vanno ritrovate all’interno del bilancio 2013. Un possibile ulteriore slittamento dell’Iva dal 1° ottobre al 31 dicembre 2013 costerebbe poco più di un miliardo e la totale rinuncia all’aumento dell’aliquota costerebbe allo stato, a regime dal 2014, 4,2 miliardi.

 

La cosa più dura, tuttavia, sarà la riduzione del cuneo fiscale, invocata tanto dai sindacati quanto dalle aziende e dalle principali istituzioni internazionali, Fmi e Ocse per prime. L’obiettivo è quello di ridare slancio all’Italia dal punto di vista economico riducendo la pressione fiscale visto che è salita al 47,6% e quindi in aumento dello 0,5% negli ultimi dodici anni a fronte di una flessione generale europea dell’1,1% nel medesimo periodo.