Bortolussi (CGIA): “In Italia elenco infinito di tasse ambientali ma solo l’1% viene destinato alla messa in sicurezza del territorio. Il 99% finisce a coprire altre voci di spesa”.

Graziano (Geologi): “Coraggio e intraprendenza, quello che manca per aiutare il territorio e l’economia”.

 

 

In Italia aumentano le tasse ambientali passando dai 22 MLD e 353 MLN di euro del 1990 ai quasi 44 MLD del 2011. Eppure solo l’1% viene destinato alla sicurezza del territorio. Sono solo alcuni dei dati della ricerca effettuata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre su dati Istat. I numeri sono significativi: dal 1990 al 1992 neanche un centesimo di euro dei fondi provenienti dalle tasse ambientali è stato destinato alla sicurezza del territorio.

 

“Sostenere che queste sciagure (solo nel 2013 Sardegna, Marche, Abruzzo, Toscana) accadono anche perché non ci sono le risorse finanziarie disponibili per la tutela e la manutenzione del nostro territorio risulta difficile – ha affermato Giuseppe Bortolussi, Segretario della CGIA di Mestre – soprattutto a fronte dei 43,881 MLD di euro che vengono incassati ogni anno dallo Stato e dagli Enti locali dall’applicazione delle imposte ambientali, di cui il 99% finisce per coprire altre voci di spesa. I soldi ci sono, peccato che ormai da quasi un ventennio vengano utilizzati per fare altre cose“. Dallo studio della CGIA emerge un elenco infinito di imposte “ambientali” che gravano su imprese e cittadini.

 

“La mancata prevenzione e sicurezza del territorio soffoca il PIL – ha dichiarato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – e produce debito pubblico. Si pensi che solo negli ultimi 3 mesi le diverse regioni colpite dalla scure del dissesto idrogeologico hanno dovuto contare immensi danni all’agricoltura, alle imprese e dunque alla nostra economia. E’ necessario un cambio di tendenza, con coraggio e intraprendenza.

 

Qualcosa sta iniziando a cambiare, un certo movimento d’opinione si sta imponendo sia nei cittadini che chiedono sicurezza, sia nella classe politica che non può sempre far finta di niente. Ma per mettere in sicurezza il territorio dobbiamo essere capaci di osare, di programmare e di investire risorse laddove occorrono, di saper spendere i fondi che abbiamo, ma anche di quelli che l’Europa ci mette a disposizione e che spesso restituiamo perché non siamo capaci di utilizzare. La storia ci insegna che la manutenzione dei fiumi, la cura del territorio, la mitigazione dei rischi naturali producono PIL ed aiutano a rilanciare un Paese in fortissime difficoltà. Dobbiamo invece constatare che anche questa volta coraggio e intraprendenza, almeno nella direzione auspicata, non hanno caratterizzato la recente legge di stabilità”.

 

 

30 dicembre 2013