Nel terzo trimestre dell’anno, il Pil ha perso 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente

 

Anche nel terzo trimestre dell’anno il Pil decresce. Continuiamo, dunque, ad essere in recessione (ricordiamo che, per definizione, la recessione è tale se il Pil cala da almeno due trimestre consecutivi). A nulla, dunque, sono valsi i provvedimenti del Governo i cui effetti, stando agli annunci, sarebbero dovuti essere dirompenti (a partire dagli 80 euro in busta paga, misura i cui esiti sono inglobati nelle dinamiche attuali). Nel terzo trimestre, dunque, il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha perso 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e 0,4 punti rispetto allo stesso periodo del 2013.

 

La caduta, su base trimestrale, dipende, per lo più, dal calo del valore aggiunto nel comparto agricolo e nell’industria. Sul fronte, invece, della domanda, si osserva una contributo negativo della componente nazionale equilibrato solo in parte dal contributo positivo della componente estera netta.

 

Segnaliamo, infine, che nel medesimo periodo il Pil degli Usa è aumentato, in termini congiunturali, dell’1,2 per cento, in termini tendenziali del 3,9; nel Regno Unito, l’aumento è stato, rispettivamente, dello 0,7 e del 3 per cento.

 

 

Mestre, 17 novembre 2014