Dopo una prima stima fatta a febbraio che vedeva un rapporto deficit/pil pari al 2,9% per il 2012, la certificazione definitiva sui conti pubblici del nostro Paese si attesta al 3%. Solo lo 0,1% in più, ma sufficiente a far rientrare l’Italia tra i 17 Paesi membri dell’UE che hanno un deficit superiore a quella soglia del 3% che gli permetterebbe di uscire dalla procedura d’infrazione.

 

Nonostante negli ultimi anni l’Italia abbia vissuto dei miglioramenti, non sono ancora sufficienti per uscire dalla procedura di deficit eccessivo. Per uno 0,1%, l’Italia continua a far parte della lista dei 16 Paesi con un deficit superiore al 3%, parametro importante per definire o meno la

 

Nel 2009, quando è stata avviata la procedura d’infrazione, il deficit dell’Italia era pari al 5,5%, per scendere al 4,5% nel 2010 e al 3,8% nel 2011. In contrapposizione il debito è aumentato, anche in rapporto al PIL. Si è passati dal 116,4% del 2009 al 127,0% nel 2012, secondo solo a quello della Grecia (156,9%) e con un debito complessivo pari a 1.988 miliardi di euro. Le decisioni definitive sulla chiusura della procedura d’infrazione contro l’Italia si avranno solo per la fine di maggio.

 

Nonostante ciò, l’Italia si dimostra ancora un Paese solido. Sono infatti molti i Paesi dell’UE che superano abbondantemente la soglia del 3% come la Spagna che registra un deficit top al 10,6%, la Grecia con 10%, l’Irlanda al 7,6%, il Portogallo al 6,4%, la Francia al 4,8, mentre la Germania è l’unica a registrare un surplus dello 0,2%. Per la zona euro il deficit è pari al 3,7% nel 2012, in discesa rispetto al 4,2% del 2011, mentre il debito/pil sale al 90,6% nel 2012 rispetto all’87,3% registrato nel 2011.