“Non possiamo che complimentarci con gli 007 del fisco e dell’Inps per i risultati ottenuti, ma ricordo che l’evasione fiscale in Italia è stimata attorno ai 100 mld di euro. Se vogliono debellare questo cancro che attanaglia la nostra economia devono quadruplicare i risultati. Tuttavia, una cosa è certa: questi soldi incassati dalla lotta all’evasione devono essere restituiti ai contribuenti onesti”.

E’ questo il primo commento rilasciato dal segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, dopo aver letto che nel 2010 l’Agenzia delle Entrate, l’Inps ed Equitalia hanno incassato 25,4 mld di euro dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva.

“Noi siamo convinti – prosegue Bortolussi – che l’evasione fiscale non si può combattere solo con una efficace azione di contrasto. Per far emergere le gravi sacche di evasione fiscale e contributiva presenti soprattutto in alcune realtà territoriali del nostro Paese, oltre ad una seria lotta alla criminalità organizzata, bisogna alleggerire il peso delle tasse e dei contributi previdenziali”.

Un tema, quello della pressione fiscale generale, che sta molto a cuore agli artigiani mestrini che ricordano quanto sia elevato il carico fiscale che grava sui contribuenti conosciuti al fisco.

Nel 2010, infatti, la pressione fiscale sull’economia “regolare” è oscillata tra il 51,1 e il 51,9% del Pil: oltre 8 punti percentuali in più rispetto al dato contabilizzato dal Ministero dell’ Economia e delle Finanze (MEF).

In buona sostanza, il nostro Pil nazionale (che nel 2010 è stimato attorno ai 1.554,7 miliardi di euro) racchiude in sé anche la cifra imputabile all’economia sommersa.

Rammentando che la pressione fiscale è data dal rapporto tra le entrate fiscali e contributive ed il Pil prodotto in un anno, nel 2010 la pressione fiscale “ufficiale” ha toccato, secondo i dati presentati nel settembre scorso dal MEF, il 42,8% del Pil.

Se, però, “togliamo” dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico, calcoliamo la pressione fiscale sul Pil reale. Facendo questa operazione “verità”, il Pil diminuisce e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto. Ovvero, la pressione fiscale che, come dicevamo più sopra, nel 2010 ha oscillato tra il 51,1 e il 51,9% del Pil.