L’ennesima denuncia è stata sollevata dal mondo del commercio: i consumi si sono ridotti al lumicino perché le famiglie non ce la fanno più. Si pensi che in Italia la contrazione li ha fatti scendere al livello raggiunto nel lontano 1998.

La situazione nella nostra Regione è leggermente migliore rispetto al dato medio nazionale, anche se le previsioni di Prometeia per l’anno in corso stimano una contrazione dei consumi delle famiglie in Veneto pari al 2,4%. Questa situazione è un serio campanello d’allarme che dovrebbe far riflettere il Governo Monti.

Da tempo sostengo che se vogliamo ritornare a crescere dobbiamo rilanciare i consumi. Come? Lasciando più soldi nelle tasche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Invece, pare sempre più remota la possibilità dell’approvazione, in tempi brevi, di alcune misure che possano ridurre il carico fiscale. Anzi, non è da escludere che nel prossimo autunno, se il Governo non riuscirà a tagliare la spesa pubblica, subiremo un ulteriore aumento dell’Iva.

Anche nel Decreto sviluppo presentato la settimana scorsa dal Governo, le misure introdotte hanno interessato quasi esclusivamente le imprese. I “projet bond”, i minibond, gli incentivi per l’occupazione dei giovani nella green economy, il bonus assunzioni rivolto al personale altamente qualificato da impiegare in attività di ricerca e sviluppo, la possibilità di estendere le srl semplificate anche agli over 35 sono solo alcune delle principali misure che interesseranno le imprese. Sia chiaro: si tratta di provvedimenti importanti che le aziende attendevano da tempo; tuttavia se la domanda interna non tornerà a crescere, le imprese potranno anche produrre di più e meglio ma i prodotti rischieranno di rimanere nei magazzini o sugli scaffali dei negozi perché la gente continuerà a non avere le disponibilità economiche per acquistarli.

Infatti, mentre i settori produttivi che operano nel mercato interno continuano a soffrire tremendamente, le filiere orientate all’export, invece, risentono meno degli effetti negativi della crisi, nonostante l’euro continui a rimanere ancora molto forte nei confronti del dollaro. Insomma, le politiche restrittive attuate in questi ultimi 12 mesi hanno ridotto all’osso la capacità di spesa delle famiglie che mai come in questo momento stanno vivendo una fase così difficile.

La situazione non è molto diversa nemmeno per le imprese. I problemi strutturali rimangono ancora tutti irrisolti: le tariffe dell’energia elettrica e del gas subiranno nei prossimi giorni l’ennesimo aumento, il credito continua ad essere erogato con il contagocce e i ritardi dei pagamenti non tendono a diminuire nonostante questo Esecutivo abbia sbloccato quasi 30 miliardi di euro affinchè l’Amministrazione pubblica paghi i suoi debiti.

So benissimo che il nostro Paese è in questo momento un osservato speciale sia dagli operatori finanziari sia dalle istituzioni europee. Se le tasse non si possono ridurre perché gli impegni presi a livello europeo ci impongono il pareggio di bilancio nel 2013, speriamo nella capacità del nostro Premier di convincere a fine mese i principali partner europei ad escludere gli investimenti, cioè le spese della PA destinate alla costruzione di opere pubbliche, dai vincoli di bilancio imposti dall’Ue. Forse è l’unica possibilità che abbiamo per far uscire l’Italia da questa fase recessiva che ci sta impoverendo sempre più.