Le recenti manovre fiscali (DL 98/2011 e DL 138/2011) con le quali si pone l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio già dal 2013, sono composte prevalentemente da maggiori entrate soprattutto fiscali.

Questo comporterà un forte inasprimento della pressione fiscale, che nel 2012 raggiungerà il livello record del 1997 pari al 43,7%, e, negli anni successivi, lo supererà, arrivando a raggiungere nel 2014 quota 44,7%.

L’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, utilizzando le previsioni di finanza pubblica contenute nel DEF 2011 e i documenti parlamentari, ha ipotizzato che le maggiori entrate fiscali previste con le manovre finanziarie vadano ad aumentare le entrate fiscali preventivate.

Il risultato potrebbe essere sottostimato (e quindi il livello di pressione fiscale ancora più elevato), in quanto non si è considerato il gettito di tutte le nuove misure introdotte (ad esempio quello derivante dal possibile recupero della rate scadute e non versate del condono IVA 2002 e dell’imposta di bollo sui trasferimenti di denaro degli stranieri). Inoltre gli enti territoriali, per recuperare risorse finanziarie in seguito ai rilevanti tagli delle Finanziarie, potrebbero aumentare le tasse locali nell’ambito della loro possibilità di manovra.

“Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, dichiara che la pressione fiscale può aumentare anche oltre la soglia del 44,7%, se si considera che la maggiore imposizione fiscale potrebbe ridurre la crescita economica e, quindi, il livello del PIL. In questo caso, se si ipotizza che nel 2014 il PIL si mantenga sui medesimi livelli del 2013, la pressione fiscale sarebbe pari al 46,2%, percentuale che salirebbe al 46,7% in caso di recessione consistente”.

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