“Chi ritiene che il modello del Nordest sia basato sullo sfruttamento e l’ evasione non sa quel che dice. Invitiamo coloro che sostengono questa tesi a uscire dalla ZTL in cui si sono rintanati per tornare a frequentare maggiormente le fabbriche, ascoltando con attenzione gli imprenditori e  i lavoratori dipendenti. Purtroppo, queste posizioni inaccettabili dimostrano ancora una volta come una parte politica abbia un atteggiamento di ostilità verso le imprese e gli imprenditori”. 

E’ questo il commento rilasciato a caldo dal segretario della CGIA di Mestre, Renato Mason, dopo aver  letto le dichiarazioni riportate quest’oggi su alcuni  quotidiani della nostra regione sulle dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti politici veneti in merito alla vicenda giudiziaria che ha colpito Grafica Veneta.

Intendiamoci, la CGIA non giustifica nessuno e tanto meno i vertici del gruppo grafico di Trebaseleghe. Le responsabilità penali sono sempre personali e chi ha sbagliato dovrà risponderne innanzi ai giudici. Altra cosa, invece, è fare di tutta l’erba un fascio, ovvero prendere spunto da un caso di cronaca e “bollinare” un sistema economico come “ricettacolo” di soprusi e malversazioni.

Ancorchè gli ostacoli e le difficoltà attanaglino ancora il nostro territorio, la CGIA ricorda che il cosiddetto modello nordestino, tanto vituperato   da alcuni nostri esponenti politici   presenta, ancora adesso, numeri importanti. In termini di Pil la ripartizione geografica del Nordest incide per il 23,2 per cento del dato totale nazionale. Contribuiamo al 33 per cento dell’export nazionale e per l’86,6 per cento del saldo commerciale. “Generiamo” il 26 per cento degli investimenti, il 22 per cento dei consumi e dell’occupazione nazionale. Contiamo solo il 13,3 per cento del totale degli disoccupati presenti nel Paese e nel nostro territorio ospitiamo il 39,5 per cento del totale dei turisti che visitano l’Italia. Per quanto riguarda la presenza dell’economia sommersa, secondo l’Istat il Nordest è l’area d’Italia meno interessata  da questo triste fenomeno e in termini di evasione, l’Istat ci colloca tra i più virtuosi con un livello  di infedeltà fiscale in linea con quello presente in Germania.

Anche nel campo del sociale disponiamo di numeri significativi. Gli ultimi dati Istat, infatti, segnalano che il Nordest è al primo posto a livello nazionale per numero di istituzioni no porfit ogni 10 mila abitanti (70,3) e secondi per numero di dipendenti occupati in queste realtà sempre ogni 10mila abitanti (175,5). Il Cnel, qualche anno fa, ebbe modo di segnalare come il Nordest fosse la prima macro area  per integrazione e inclusione sociale degli stranieri nel nostro Paese.  

“Una decina di giorni fa – conclude il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – un’altra grande azienda padovana distante solo qualche chilometro da Trebaseleghe è stata al centro della cronaca nazionale per essersi quotata nella borsa di New York. Bene, se ragionassimo in maniera del tutto superficiale come hanno fatto coloro che dopo il caso di Grafica Veneta hanno giudicato il modello Nordest come lo specchio del malaffare, vuol dire che il mondo delle imprese nordestine invece è lo specchio del successo, perché ormai globalizzato, aperto ai mercati internazionali, senza alcun problema e destinato a finire sulla prima pagina del Times come modello economico dell’anno ? Vi sembra questo il modo di affrontare questioni economiche/sociali che, invece, richiederebbero, da parte di chi è chiamato a legiferare in Regione, buon senso, capacità di analisi e preparazione tecnico/culturale ?”.

Mestre 28 luglio 2021