La Corte dei Conti ha assunto un’iniziativa straordinaria nei confronti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s; si ricorderà che, al culmine della crisi, le agenzie internazionali sembravano disporre del potere di scavalcare gli organismi sovrani, decretandone le sorti in base ai propri giudizi. Ebbene, a quanto riporta la versione online del Financial Times, secondo la magistratura contabile, un’agenzia in particolare, la Standard & Poor’s, non avrebbe tenuto conto in maniera sufficiente, nell’effettuare le proprie verifiche sulla solidità della nostra capacità debitoria, delle immense ricchezze artistiche, storiche e letterarie dell’Italia. La declassificazione del nostro livello relativo alla possibilità di solvenza è dipeso, a detta della Corte, dal fatto che l’Agenzia si è lasciata condizionare dai timori sui debiti sovrani dei Paesi europei periferici.

 

Per intenderci, i magistrati contabili ritengono che BBB sia un rating inaccettabile per una città come Roma, considerando che opere come la Cappella Sistina di Michelangelo o La Dolce vita di Fellini non hanno prezzo.

 

A fronte di questa considerazione, la Corte di conti ha citato in giudizio S&P’s, chiedendole un risarcimento di 234 miliardi di euro. Non è chiaro, anche se così sembra, se la Corte abbia citato in giudizio anche le altre due grandi agenzie internazionali, Fitch e Moody’s; S&P’s, dal canto suo, si è limitata a definire la questione “poco seria e senza merito“. Maggiori dettagli dovrebbero essere resi noti dalla Procura il 19 febbraio.