Chi ha ricevuto delle somme di denaro da un parente, a titolo di donazione, e ha deciso di usarle per comprarsi un’automobile, incorrerà nell’accertamento sintetico da parte del Fisco.

 

Lo ha stabilito, come riporta il quotidiano dell’Agenzia delle Entrate, FiscoOggi, la Corte di Cassazione, con la sentenza 16832 del 24 luglio. L’onere della prova, come tutte le volte in cui si ha a che fare con l’amministrazione statale per questioni fiscali, spetta al contribuente, che deve dimostrare la provenienza dei redditi non imponibili idonei al mantenimento dei beni in esame.

 

La decisione dei giudici supremi è legata al caso di un contribuente in possesso di quattro vetture e di un immobile a cui l’amministrazione aveva notificato un avviso di accertamento Irpef relativo all’applicazione dei coefficienti stabiliti dai decreti miniseriali del 10 settembre 1992 e del 19 novembre 1992, ovvero ai coefficienti correlati ai fattori che costituiscono la capacità contributiva.

 

La Cassazione aveva rigettato il ricorso del contribuente presentato in appello, confermando il giudizio di primo grado secondo cui “il redditometro è uno strumento di accertamento presuntivo, che consente all’Amministrazione finanziaria di determinare il reddito complessivo dei contribuenti persone fisiche, facendo perno sulle spese per consumi e investimenti da questi sostenute”. Ciò significa, spiegano le Entrate, che “non sarà valutata la provenienza della ricchezza, ma come la medesima viene spesa”.