Con l’obiettivo di contrastare il gigantesco fenomeno dell’evasione fiscale – stimato in 120 mld di euro annui -, il legislatore ha provveduto attraverso la conversione in legge della manovra correttiva 2010 (d.l. n.78/2010) a ridisegnare l’impianto complessivo in materia di accertamenti fiscali.

In particolare il provvedimento ridefinisce gli strumenti in capo all’ Agenzia delle Entrate per gli accertamenti del caso attraverso l’utilizzo del nuovo “Redditometro” che, sulla base di più aggiornate voci e di determinati criteri stabiliti ex-lege – quali la composizione del nucleo familiare o l’appartenenza territoriale – indagherà la capacità di spesa, e quindi il tenore di vita, del contribuente. Ciò significa che ad essere oggetto di rilevazione non saranno semplicemente le spese relative all’acquisto di beni mobili e immobili, ma la capacità di mantenere quelle spese nel tempo. In altri termini ,non sarà l’acquisto di una casa a costituire l’elemento di indagine, ma le spese “presunte” a questo connesse (manutenzione, spese condominiali, consumo energetico, etc).
Con lo “Spesometro”, invece, l’acquisto patrimoniale diventa reddito dell’anno dovendosi, pertanto, computare a tale accertamento sintetico, qualsiasi genere di spesa effettuata dal contribuente nel periodo di imposta. Si farà, poi, obbligo di comunicazione ai soggetti Iva, dei dati relativi ai clienti che hanno compiuto operazioni c.d. “rilevanti” e cioè acquisti effettuati in contanti -come proposto dall’ A.E.- a partire da 3.600 euro.

La filosofia che sottende la nuova strategia anti-evasione messa in atto dal fisco si basa sul presupposto che per ogni euro speso si è guadagnato altrettanto. Ai cittadini, come sempre, l’obbligo e l’onere di dimostrare la propria “congruità”.