Tra il 2007 e il 2013 la competitività italiana è diminuita del 5,2% mentre quella tedesca, nello stesso periodo, è aumentata di oltre il 6%. A questo dato preoccupante si aggiungono le 249 mila chiusure di attività commerciali e artigianali nel 2013.

 

Questi dati denunciano una crisi talmente forte che è in grado di cancellare la parte più vitale del nostro sistema produttivo. Altri allarmi: nel 2013, 26,6 miliardi in meno di Pil, 22,8 miliardi in meno di consumi, 249mila chiusure della attività commerciali e dell’artigianato. Se la situazione continua a rimanere invariata, senza un sensibile accenno di crescita o segnale forte da parte del governo, le imprese italiane potrebbero trovarsi nella necessità di operare tagli di occupazione compresi fra 400 e 650mila unità.

 

Purtroppo la luce in fondo al tunnel ancora non si vede. Senza crescita non c’è futuro: non c’è occupazione e coesione sociale e territoriale, e non c’è neppure risanamento strutturale della finanza pubblica. Ed è altrettanto vero che non si può avere la crescita senza investimenti e con questa tassazione per le imprese.

 

La CGIA auspica che l’abolizione dell’Imu sulla prima casa non sia “coperta” con l’aumento dell’imposizione sulle attività produttive. Ipotesi che, se confermata, sarebbe drammatica per le casse di milioni di piccole imprese, che sono sempre più a corto di liquidità. Si pensi che nel passaggio da Ici ad Imu, nel 2012 gli imprenditori hanno visto raddoppiare il prelievo sugli immobili.