Il pignoramento immobiliare, in particolare sulla prima casa, è stato oggetto di novità con il decreto “del fare” del Governo Letta. Ma cosa cambia a favore dei contribuenti?

 

Pignoramento immobiliare: stop sulla prima casa

In un momento di grave recessione economica, le procedure di espropriazione immobiliare sono aumentate, facendo sì che, insieme ad una tassazione sempre più pesante, la casa sia diventata il bersaglio principale del Fisco. Proprio per la tutela del debitore, il decreto ha previsto lo stop al pignoramento immobiliare, in particolare della prima casa, quando questa sia l’unico bene immobile del contribuente e che costituisce la sua residenza anagrafica.

 

Pignoramento immobiliare: nessuno stop per fabbricati di lusso

Oggetto di pignoramento continuano ad essere gli immobili anche costituenti prima casa, che sono classificati come immobili di lusso, ai sensi del decreto ministeriale 2 agosto 1969 e sempre che il fabbricato sia inquadrato in specifiche categorie catastali, ossia A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminente pregio).

 

Espropriazione immobiliare: i nuovi limiti

Nei casi diversi da quelli di cui sopra, si può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui procede supera centoventimila euro. Per gli immobili diversi da quelli sopra individuati viene così previsto un limite all’espropriazione esattoriale che non potrà procedere quando l’importo complessivo del credito non supera 120mila euro. Inoltre si aggiunge che l’espropriazione immobiliare possa essere avviata solo se sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione dell’ipoteca prevista dall’articolo 77 del dpr 602/73, senza che il debito sia stato estinto

 

 

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